Chi, di recente, non ha sentito parlare di cashback? Uno dei pilastri del cashless, una manovra molto innovativa, per incentivare i consumi e per ridurre l’evasione fiscale. Il cashback premia chi non usa i contanti, più spendi e più ti viene rimborsato, semplicemente effettuando pagamenti elettronici; quindi perché non usufruirne? 

Le transazioni vengono memorizzate tramite una app. Tante persone sono già abituate ad utilizzare bancomat e carte di credito per i loro pagamenti; noi utilizziamo addirittura il telefono, come molti nostri coetanei. 

Tutto facile? Pare di no, ci sono pro e contro: i giovani, che sono per la maggior parte abituati ad usare metodi di pagamento digitali e a cui farebbero più comodo i 150 euro di cashback, hanno poche possibilità di spendere; gli adulti, che hanno più capacità di spesa, possono riscontrare difficoltà in quanto amanti del contante e poco pratici a livello tecnologico. Aggiungiamoci poi i bug dell’applicazione IO e il resto degli ostacoli tecnologici, e la ricetta per il fallimento di questa manovra per molti over quaranta è fatta.

Dal 1° dicembre, inoltre, è possibile registrarsi alla lotteria degli scontrini sull’apposita piattaforma online. Il Governo, per sconfiggere l’evasione fiscale, tanto diffusa in Italia, fa leva su un forte aspetto culturale del Bel Paese, ovvero il gioco d’azzardo. Basterà mostrare all’esercente il codice univoco per aggiungere il nostro scontrino all’elenco dei possibili vincitori. Sappiamo tutti quanto sia scomodo talvolta “chiedere” lo scontrino al barista, complice anche la cultura del ‘nero di sopravvivenza’. 

La nostra speranza è quella che il gesto di mostrare il codice possa entrare negli usi delle persone, rendendo ciò più facile.
La lotteria degli scontrini è certamente una tattica corretta, pragmaticamente parlando, ma lo è anche dal punto di vista etico?

 

Lorenzo Milandri e Fiona Gjorga,

Classe 4^A AFM

ITE Matteucci Forlì

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