Ultima modifica: 5 Febbraio 2019
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NEL NOME DI CAROLINA

Ricorre il 5 febbraio la giornata internazionale di sensibilizzazione contro i rischi del web

Carolina Picchio, una quattordicenne di Novara, nella notte tra il 4 e il 5 gennaio del 2013 decide di lasciarsi cadere dal balcone di casa sua, incapace di sopportare la pressione psicologica e la derisione di amici, compagni di scuola e una moltitudine di sconosciuti.

Da qualche settimana gira in rete un video che la ritrae ubriaca, in balia di un gruppo di coetanei che approfittano sessualmente del suo stato di incoscienza.

Il video è stato girato nel corso di una festa in cui Carolina, stando alla ricostruzione degli inquirenti, ha ecceduto nell’alcol perché sollecitata da un gruppo di ragazzi minorenni che volevano  così abusare di lei. Gli stessi ragazzi hanno filmato le scene e postato il video su Facebook che è diventato virale in poche ore.

Da quel momento inizia il calvario di Carolina: insulti, minacce, derisioni provenienti anche da sconosciuti ma che, famelici come lupi, la sbranano con il loro odio virtuale.

Carolina si è suicidata. Prima di saltare giù dal balcone ha scritto: “Le parole fanno più male delle botte”.

Carolina è morta di cyberbullismo.

Nel maggio del 2017 il Parlamento italiano approva la Legge n. 71/2017 sulla prevenzione e il contrasto al cyberbullismo, grazie alla proposta presentata dalla senatrice Elena Ferrara, l’insegnante di Musica di Carolina.

La docente si è battuta per dare un senso alla morte agghiacciante della sua alunna, perché attraverso la legge gli adolescenti possano essere strappati alla violenza, alla depressione o addirittura alla morte provocate dal cyberbullismo.

Nessuno, oggi, dubita dei grandi meriti della rete: il web ha cambiato il volto della nostra civiltà, in ambito economico, sociale, culturale e politico.

L’impresa 4.0, gli acquisti on line, il tele-lavoro, i contatti sui social network, le piattaforme informatiche di natura culturale e giornalistica, i nuovi movimenti politici che della consultazione e della propaganda in rete fanno il cuore pulsante della loro azione politica…

Tutto questo testimonia la grande rivoluzione che ha investito la nostra società.

Tuttavia, il web è un luogo pieno di insidie. Un luogo per addentrarsi nel quale è necessario possedere un’adeguata educazione digitale, civica e giuridica.

Forse a volte, e del tutto inconsapevolmente, sono gli stessi genitori che, mettendo in mano uno smartphone al proprio figlio di tenera età, e pensando di educarlo alla modernità, accelerandone il processo di crescita, mettono in pericolo i nostri ragazzi.

Fatto sta che il numero di adolescenti coinvolti nel cyberbullismo, come aggressori e come vittime, sta aumentando in modo esponenziale.

Serve un patto di alleanza tra Scuola, Famiglie ed Istituzioni affinché la vita dei nostri giovani non sia avvelenata, sporcata, violata dall’odio in rete e dagli abusi che la rete favorisce.

Il Matteucci, nella giornata del SAFER INTERNET DAY, istituita dall’Unione Europea per sensibilizzare le persone sui rischi della navigazione in rete, ha organizzato spazi di riflessione in merito al tema del cyberbullismo.

In ogni classe del biennio gli insegnanti imposteranno una lezione dedicata al tema, la cui trattazione è lasciata alla libera scelta dei singoli docenti: lettura di brani, visione di film, racconti di esperienze vissute, spiegazione di contenuti giuridici, divulgazione di buone pratiche informatiche e relazionali, ecc.

Inoltre gli alunni coinvolti riceveranno un nastro blu da annodare al polso.

Poiché nel 2017 il MIUR ha scelto il “nodo blu” come simbolo della lotta al bullismo e al  cyberbullismo, speriamo che anche questo piccolo gesto possa condurre gli studenti verso una riflessione profonda. Lo dobbiamo a Carolina.




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